Un “Protocollo di Amicizia” tra Amalfi e Mino nel nome della carta a mano

amalfi_mino_centrodicultura_30gen2013_rLa piccola cittadina nel cuore dell’arcipelago giapponese, che dista diecimila chilometri dalla Costiera amalfitana, da ben 1300 anni mantiene viva la sua tradizione legata ai preziosi fogli di carta realizzati con fibre vegetali. Il Centro di Cultura e Storia Amalfitana, nell’ambito del progetto di “interscambio culturale italo-nipponico”, ha invitato ad Amalfi una delegazione di rappresentanti della città per stringere rapporti culturali in vista di prospettive future legate anche al turismo. Un parallelo di storia e tradizioni tra due mondi diversi, ma che trovano nella carta a mano un valore comune di identità.

Presente ad Amalfi il vice sindaco Kazuyoshi Kanoh del Comune di Mino che con il sindaco del comune costiero, Alfonso Del Pizzo, ha sottoscritto un “Protocollo d’Amicizia” che “promuoverà lo scambio di informazioni sulle proprietà intellettuali e di documentazione mutuamente accumulate in merito alla carta tradizionale, promuovendone la tutela della cultura tradizionale come anche lo sviluppo e diffusione”.

“Siamo felici di essere qui e anche emozionati per l’accoglienza che ci avete riservato – ha esordito Kazuyoshi Kanoh – la nostra piccola comunità che ha 23.000 abitanti conserva ancora molte delle sue antiche tradizioni, e quello della carta è un settore che ci inorgoglisce perché ci ha reso famosi nel mondo. Insieme a voi possiamo avere anche nuove prospettive di crescita comune”.

Già nella prima metà dell’VIII secolo il nome della “carta di Mino” è citato come materiale utilizzato per la trascrizione dei sûtra buddhisti ed è particolarmente apprezzata per la sua resistenza al tempo, tanto che viene usata per documenti ufficiali. Però anche a Mino c’è il problema del ricambio generazionale: solo 8 giovani apprendisti stanno attualmente imparando il mestiere, poi nelle 19 aziende il lavoro è in mano a molti anziani. Il decano giapponese ha 85 anni “una bella analogia con Nicola Milano – ha ricordato Elio De Simone, direttore del Museo della Carta – è grazie a lui, che ha donato al Comune la cartiera, che siamo qui e che oggi possiamo far conoscere ai tanti visitatori la nostra antica tradizione”.

Oltre però ai preziosi fogli di carta, i giapponesi realizzano anche pannelli che separano gli ambienti all’interno delle loro case tipiche (che sono costruite tutte in legno), cerotti, salviette per la pulizia del viso, finanche uno speciale sapone avvolto nella carta. Insomma i nipponici hanno cercato di differenziare la produzione. “Questo scambio di conoscenza – ha dichiarato Giuseppe Cobalto, presidente del Centro di Cultura e Storia Amalfitana – non può che farci crescere, e pensare a nuove prospettive. Nei prossimi mesi metteremo insieme un cartello di iniziative legate alle due tradizioni”.

La storia è il filo conduttore di questa iniziativa, così come ha evidenziato Giuseppe Gargano, storico locale e consulente per i Beni culturali della Provincia di Salerno: “Anche se noi amalfitani abbiamo appreso l’arte della carta dagli arabi stanziati in Spagna, e il primo documento che attesta una cartiera ad Amalfi risale al 1268 – precisa Gargano – e a Mino invece la conoscenza della carta è arrivata dalla Cina attraverso la Corea, nel 640 d.C, abbiamo molte cose che ci avvicinano come il tema della tutela del paesaggio culturale”. E infatti Mino è in lista per diventare Patrimonio intangibile dell’Unesco. Due patrimoni di tradizioni, cultura e paesaggio, che hanno bisogno di tutela e valorizzazione anche al di là delle frontiere.

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